martedì 14 aprile 2009

Islam, il terrorismo delle querele

Siamo un gruppetto di tutto rispetto, giornalisti, politici, studiosi che provano a raccontare, denunciare, attività e scopi veri dell’Ucoii in Italia, ovvero dell’Unione delle comunità islamiche in Italia. Quando ho ricevuto la prima e la seconda querela, l’ho ritenuta motivo di orgoglio. Sapevo di non essere né la prima né la più esposta. Ma negli ultimi tempi il passaparola dei querelati e minacciati ha rivelato che è una strategia, ora attuata in Italia, ma già sperimentata dagli integralisti in molti altri Paesi. La formula della querela è sempre la stessa e recita: «Nell’articolo, il cui contenuto è integralmente diffamatorio, vengono propalate notizie false e giudizi denigratori nei confronti della mia assistita (Ucoii). È evidente la lesione ingiustificata e gratuita all’onore, all’immagine e alla reputazione dell’Ucoii arrecata dalla pubblicazione del citato articolo, il cui contenuto si contesta integralmente». Segue l’invito a risarcire immediatamente tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali. Cito qualcuno dei nomi, ma la lista andrà certamente aggiornata: Magdi Cristiano Allam, il primo e il più perseguitato, Valentina Colombo, Souad Sbai, Andrea Ronchi, Andrea Nardi, Antonello Palazzi, Giancarlo Loquenzi, Carlo Panella, Dimitri Buffa, Massimo Introvigne, Alberto Giannoni, Massimiliano Lussana, Andrea Morigi, Ahmad Giampiero Vincenzo, Daniela Santanchè, Yassim Belkazei. Cito qualche giornale: il Giornale, Libero, La Stampa, il Corriere della Sera, Tempi, l’Opinione, l’Occidentale, la Padania. L’elenco, ripeto, è approssimativo e minimo. Ogni articolo, questo è sicuro, nel quale sia citata l’Ucoii, è oggetto di richiesta di risarcimento.
Ai metodi terroristici tradizionali ora l’islam vicino al movimento dei Fratelli musulmani, ha progettato di aggiungere un altro tipo di jihad, quello che si svolge nei tribunali e che ottiene lo scopo di spaventare personalmente ed anche economicamente. Chiunque, giornalista, politico o studioso che sia, si occupi di islam, rischia di venire citato in tribunale per «oltraggio nei confronti di un gruppo di persone in ragione della loro religione». Gruppi minoritari e perfino isolati nella popolazione musulmana si spacciano per suoi rappresentanti unici.
Uno degli ultimi esempi è stato il processo intentato in Francia dall’Unione delle Organizzazioni islamiche di Francia e dalla Grande moschea di Parigi contro la rivista Charlie Hebdo per avere ripubblicato le vignette satiriche di un giornale danese su Maometto. Nel marzo 2008 la corte d’appello di Parigi ha per fortuna respinto ogni capo d’accusa perché le caricature «si riferiscono chiaramente a una frazione e non all’insieme della comunità islamica, non costituiscono un oltraggio, né un attacco personale e diretto contro un gruppo di persone in virtù della loro appartenenza religiosa e non valicano il limite ammesso della libertà di espressione». Ma altre querele sono arrivate. Negli Stati Uniti il Cair (Consiglio per le relazioni americano-islamiche) ha portato in tribunale il responsabile del sito Anti-Cair per avere diffuso false notizie a danno della reputazione dell’Associazione, ma ha dovuto ritirare l’accusa; la Islamic Society di Boston ha accusato di diffamazione diciassette persone nel maggio 2005 anche in questo caso per ritirare l’accusa due anni dopo.
La risposta è stata possibile anche grazie all’azione del Middle East Legal Project Forum, che spiega: «Queste cause sono spesso capziose, avviate senza una seria aspettativa di successo, ma intraprese per causare la bancarotta, per distrarre, intimidire e demoralizzare gli accusati. Non si cerca tanto di vincere in tribunale, quanto di portare allo sfinimento giornalisti e analisti». Pensate che il solo Cair americano ha annunciato nell’ottobre 2005 di avere raccolto in un mese un milione di dollari, per «difendere gli attacchi diffamatori ai musulmani e all’islam». Possiamo provare a fare un Legal Project anche in Italia, per rispondere ai metodi dell’Ucoii?
Due parole per ricordare che cos’è. L’Ucoii è l’estensione in Italia dei Fratelli Musulmani egiziani. I rapporti di polizia e dei servizi, le documentazioni dei tribunali italiani, provano i suoi chiari propositi eversivi per instaurare in Occidente una società dominata dal diritto coranico. Una recente sentenza avvisa come «sia opportuno compiere attente indagini prima di individuare l’Ucoii quale principale interlocutore per quanto riguarda i rapporti con i musulmani evidenziando inoltre che le moschee in Italia possano essere un serbatoio di kamikaze e terroristi». In Italia controllate dall’Ucoii ci sono settecentocinquanta moschee illegali. L’Ucoii non ha firmato la Carta dei Valori preparata dalla Consulta istituita dal ministero degli Interni perché rifiuta qualsiasi forma di concordato con il nostro Paese e le sue Istituzioni. Nel 2006 l’Ucoii ha fatto pubblicare a pagamento sui quotidiani italiani un manifesto con il titolo «Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane» che si chiudeva con «Marzabotto = Gaza = Fosse Ardeatine = Libano».
Purtroppo la preghiera islamica per i nostri morti nel sisma che ha colpito l’Abruzzo è stata guidata proprio dal presidente dell’Ucoii, Nour Dachan. Noi querelati e minacciati siamo certi che si sia trattato di un clamoroso equivoco, che rischia però di dare legittimità a un’organizzazione fondamentalista. Aspettiamo chiarimenti e ci organizziamo per resistere.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=343508&START=0&2col=

Che cosa è lo Stato etico ?

Articoli CR
Giovedì 09 Aprile 2009 09:40
CR n.1087 del 10/4/2009

Recentemente, il presidente della Camera, l’onorevole Gianfranco Fini, in occasione del I Congresso del Popolo della Libertà, ha detto che la legge sul biotestamento, che sta maturando alle Camere, sarebbe poco “laica”, anzi addirittura da “Stato etico”. Ma cos’è lo “Stato etico”? E perché l’accusa del presidente Fini è impropria?

Prima di tutto va detto che il concetto di “Stato etico” non va confuso con quello di “Stato organico” o “tradizionale”.

Quest’ultimo è lo Stato che, pur partendo da un’autonomia nei confronti della legge soprannaturale, riconosce la legge naturale e si costruisce “organicamente” (anche da ciò la definizione di “Stato organico”) su questo riconoscimento. Lo “Stato etico”, invece, è quello Stato che, non riconoscendo alcun limite al di fuori di sé e quindi non riconoscendo un diritto naturale oggettivo, si organizza su un’intrinseca visione delle cose, cioè su una visione delle cose partorita da sé medesimo.

“Stato etico” non significa Stato che riconosce una morale naturale e oggettiva, bensì Stato che crea la morale; “etico” in quanto pone se stesso come fonte dell’etica; “etico” in quanto incapace di lasciarsi giudicare e quindi ammettere un giudizio al di fuori di sé. C’è un secondo punto da tener presente. Spesso si crede che uno Stato che si ponga in maniera neutra rispetto alle varie visioni della vita sarebbe l’antidoto a qualsiasi deriva di “Stato etico”. Niente affatto: come dimostra la dominante dittatura del relativismo, il rifiutare qualsiasi giudizio già è prediligere una ben precisa visione della vita, ovvero quella di non avere alcun giudizio.

Ma vediamo dove è l’errore di parlare così a sproposito di “Stato etico”. Il presidente Fini sembra non capire che ciò che evita la deriva verso uno Stato etico è proprio il riconoscimento di una morale oggettiva e metafisicamente fondata, ovvero fondata fuori della Storia e quindi fuori dello Stato. Infatti, è proprio la legge naturale che pone l’uomo (ogni uomo!) come fine dello Stato e non a servizio di esso. Si tenga ben presente che il totalitarismo è appunto il ritenere che l’uomo sia in funzione dello Stato e non viceversa.

Lo ripetiamo: lo “Stato etico” non è lo Stato che riconosce una morale naturale e oggettiva, bensì lo Stato che diventa fondamento di se stesso, che pretende di trovare la sua ragion d’essere nelle dinamiche istituzionali e in un diritto positivo, esito delle decisioni di pochi o della maggioranza. Se l’esempio dell’aborto può non essere gradito, se ne può fare un altro: si vota per decidere se gli uomini che hanno militato in partiti filo-fascisti, distaccandosene successivamente, debbano o meno proseguire l’attività politica.

Poniamo che vincano i “sì”, sarebbe questa una palese ingiustizia? Evidentemente sì. Eppure una tale decisione sarebbe frutto della maggioranza. Ebbene, ciò dimostra che la garanzia della vera libertà è proprio ammettere una morale al di fuori dello Stato e delle sue dinamiche politico-istituzionali.

Lo Stato deve riconoscere la verità; non può crearla. Se ha questa pretesa, diventa, appunto, “Stato etico”, trasformando la forza del diritto in diritto della forza. È quanto afferma Giovanni Paolo II, nell’enciclica Centesimus Annus, quando scrive: «Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia» (n. 46). Si tenga presente che in questo caso con il termine “valori” si intende ciò che è metafisicamente fondato.

Dunque il Papa ha voluto dire che una democrazia, incapace di riconoscere una legge naturale oggettiva, inevitabilmente si trasforma in totalitarismo.
Lo Stato che riconosce la legge naturale e cristiana è il migliore antidoto allo “Stato etico” totalitario e al “non-Stato” relativista.

giovedì 9 aprile 2009

Sicurezza: il Pdl delude decadute ronde ed espulsioni

Io non me la prendo con l’opposizione, la loro logica del ‘tanto peggio, tanto meglio’ è risaputa da tempo, me la prendo con il Popolo della libertà, incapace, malgrado la larga maggioranza, a far passare le leggi da loro volute e scritte.Quello che è successo oggi è vergognoso. Grazie all’assoluta mancanza di responsabilità di un certo numero di nostri parlamentari, non è passata una norma essenziale per garantire l’efficacia delle espulsioni (come fa notare il Capo della Polizia) e cioè l’articolo 5, che prevede la permanenza fino a 6 mesi per gli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione. Si ritorna quindi a sessanta giorni, scaduti i quali, il clandestino sarà libero di andare in giro per l’Italia e se è il caso delinquere, ovviante con un bel foglio di via in tasca, che non vale nulla.Maroni ci informa che entro metà maggio saranno liberati 1.360 clandestini, la maggior parte tunisini. Esultano Soro del Pd e Casini dell’Udc, e scommetto, che se ci sarà un’impennata di crimini e stupri, gli stessi, indosseranno i panni della contrizione e parleranno di norme inefficaci del Governo. Sono nauseanti per come giocano con la vita delle persone. Dovrebbero stuprare le loro mogli e figlie, chissà allora se esulterebbero, davanti ad una simile bestialità, su un punto così delicato per la prevenzione dei crimini.
In Gran Bretagna i clandestini rinchiusi nei centri di permanenza temporanea rischiano di restarci per tutta la vita. Per la legge hanno commesso un reato, e la pena va dalla sanzione pecuniaria a 6 mesi di carcere. Di fatto, però, la pena può trasformarsi nel "carcere a vita" se le autorità, come spesso succede, non riescono a espellerli.In Germania l'immigrazione illegale costituisce reato ed è punibile, oltre che con sanzioni pecuniarie, con la reclusione fino a 3 anni. I clandestini possono restare nei centri di accoglienza fino a un anno e mezzo.In Francia il soggiorno illegale è reato ed è prevista, oltre alla sanzione amministrativa, la reclusione fino a un anno.In Spagna nei quattro anni della prima legislatura Zapatero, i clandestini espulsi sono stati 370mila e la Francia ha espulso solo nel 2008 oltre 7mila cittadini romeni, per fare un paragone in Italia ne sono stati espulsi solo 40.Mi domando quindi cos’ha da esultare l’opposizione, forse che avere le strade piene di spacciatori e ladri sia un merito, rispetto agli altri paesi europei, che invece li espellono?
E’ decaduta anche la norma sulle ronde considerata “inaccettabile” al pari del prolungamento a sei mesi nei Cie, dei clandestini. In effetti per chi spera nel caos avere dei cittadini che contribuiscono a tenere le strade pulite, é un demerito.Niente ronde, quindi, meglio i delinquenti e clandestini a spasso dopo sei mesi, con questi ritocchi, l’opposizione, Pd in testa, felice e giuliva ha votato si. Ma ripeto questa gente può solo sperare nel peggio per tornare al potere, infischiandosene della SICUREZZA della gente normale, quella che non ha auto blu e scorte, e del bene del Paese. Ma il PdL delude proprio, alle prossime elezioni voterò Lega é l’unica speranza che abbiamo per non essere svenduti come carne da macello.
Needle

martedì 7 aprile 2009

Guarda un po' che ti scovo nell'archivio di Repubblica !

Solo Clinton e Blair contro Saddam
Repubblica — 06 febbraio 1998 pagina 11 sezione: POLITICA ESTERA
NEW YORK - Bill Clinton è tra due fuochi. Da un lato molti leader repubblicani e democratici del Congresso, capeggiati da Newt Gingrich e appoggiati da esperti militari, gli chiedono di sferrare un attacco massiccio sull' Iraq con l' obiettivo di eliminare fisicamente, una volta per tutte, Saddam Hussein. Dall' altro la Russia, la Cina e in modi più ambigui anche la Francia si oppongono a ogni azione di forza contro Bagdad. In questa situazione il presidente americano prende una posizione intermedia: continua a minacciare un intervento militare in tempi brevi, esclude l' uccisione di Saddam e si augura soprattutto che gli sforzi diplomatici abbiano successo. "Dai tempi di Gerald Ford abbiamo il divieto di assassinare i leaders stranieri" ha ricordato Clinton, ricevendo ieri alla Casa Bianca il premier britannico Tony Blair, che è anche un suo amico personale e il più fedele alleato nella crisi del Golfo. "Certo, un cambiamento di leadership a Bagdad sarebbe la soluzione migliore per il popolo iracheno. Ma il nostro obiettivo è un altro: vogliamo impedire che Saddam Hussein disponga delle armi di distruzione di massa, sia chimiche che batteriologiche, che ha già usato nel passato. Per questo pretendiamo che rispetti le risoluzioni dell' Onu permettendo l' accesso incondizionato degli ispettori". "Non vogliamo il conflitto, ma una soluzione diplomatica" ha insistito il presidente. "Siamo però pronti a imporre la volontà internazionale". "Tutti desiderano una strada pacifica" gli ha fatto eco il premier inglese. "Ma Saddam Hussein deve essere fermato negli interessi di lungo termine dell' umanità mondo". E ieri Clinton e Blair, prima in una colazione di lavoro alla Casa Bianca, poi in una cena ufficiale (allietata anche da Elton John e Steve Wonder), hanno discusso dei piani militari che, in caso di raid, vedrebbero fianco a fianco unità americane e britanniche. Nel Golfo è già arrivata la portaerei Invincible della marina di Sua Maestà e il Pentagono ha annunciato lo spostamento del ventiquattresimo corpo dei Marines, a bordo del portaelicotteri Guam, che si aggiungerà alle tre portaerei, due incrociatori, due sottomarini d' attacco, centosettantaquattro aerei e millecinquecento soldati già in posizione strategica. La speranza, naturalmente, è che questi preparativi militari, assieme alle minacce verbali, convincano Saddam Hussein che Stati Uniti e Gran Bretagna fanno sul serio. E che ha interesse a desistere, a cambiare rotta, ad accettare senza riserve le ispezioni dell' Onu. "Del resto - fanno notare al dipartimento di Stato - l' escalation ha già avuto qualche effetto, se è vero che l' Iraq non usa più i toni arroganti di qualche giorno fa". Washington e Londra sostengono di poter agire militarmente anche senza una apposita risoluzione del Consiglio di sicurezza. Ma naturalmente si rendono conto dei rischi e dei costi di una azione unilaterale osteggiata dagli altri membri permanenti del consiglio, cioè Mosca, Pechino e Parigi. Tutte e tre le capitali, ieri, hanno ripetuto le loro obiezioni. Boris Eltsin, che mercoledì aveva parlato in modo generico e un po' contraddittorio di "pericoli di guerra mondiale", ha detto che la Russia "non permetterà un attacco americano". Il ministro degli Esteri di Pechino Qian Qichen ha spiegato le ragioni dell' opposizione cinese: "L' intervento farebbe moltissime vittime, aggraverebbe la crisi nella regione e potrebbe creare nuovi conflitti". Il ministro Hubert Vedrin ha escluso una partecipazione francese all' eventuale raid e ha osservato, in una lettera a Madeleine Albright e in una intervista a Europe 1, che "un' azione militare non risolverebbe i problemi". Clinton ha risposto solo indirettamente alle dichiarazioni cino-russo-francesi: limitandosi, ieri, a ricordare che nella conversazione telefonica anche Eltsin sembrava condividere la necessità di risolvere il problema. "So che il presidente russo vorrebbe evitare un confronto militare, anche noi abbiamo la stessa speranza. Ma è tutto in mano a Saddam Hussein: l' esito della crisi dipende da lui". -
dal nostro corrispondente ARTURO ZAMPAGLIONE
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/02/06/solo-clinton-blair-contro-saddam.html

lunedì 6 aprile 2009

Interessante dall'archivio di Repubblica

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/02/08/blair-lancia-la-nuova-internazionale.html

Blair lancia la nuova Internazionale
dal nostro inviato ANTONIO POLITO

— 08 febbraio 1998 pagina 6 sezione: POLITICA INTERNA

Blair lancia la nuova Internazionale

Repubblica — 08 febbraio 1998 pagina 6 sezione: POLITICA INTERNA
LONDRA - Una nuova Internazionale, ma stavolta composta dai partiti di centrosinistra, dai nuovi moderati che traggono la loro origine dal socialismo ma hanno accettato fino in fondo il capitalismo. Una nuova Internazionale per cercare una "terza via" tra lo Stato pigliatutto e il mercato pigliatutto. Tony Blair alza la mira delle sue ambizioni e si propone come la guida di un nuovo movimento, universale come lo è la globalizzazione, e che - di fatto - scavalca e sorpassa l' Internazionale socialista. L' effetto Casa Bianca, e il successo personale che sta riscuotendo nella visita a Clinton, hanno spinto Blair a tentare l' operazione politica più ardita finora compiuta sulla scena internazionale. In un' intervista al Guardian il leader del New Labour annuncia che l' asse di questo nuovo movimento sarà composto dall' alleanza di ferro tra lui e Clinton, cementata in questi giorni a Washington. I due parlano lo stesso linguaggio, usano le stesse parole d' ordine, tengono i loro staff in consultazione permanente. Si aiutano, quando ne hanno bisogno: Clinton sostenne Blair per fargli vincere le elezioni, Blair ha ricambiato il favore accorrendo in aiuto del presidente americano impigliato nello "Zipgate". A maggio si rivedranno a Londra, alla vigilia del G8, per lanciare la nuova iniziativa. Poi, alla fine dell' anno o agli inizi del prossimo, il primo incontro della nuova Internazionale, aperto a tutta la sinistra del mondo che è disposta a abbracciare il nuovo credo anglosassone. "Dobbiamo metterci alla testa di tutti coloro che vogliono provare a gestire il cambiamento sociale in quest' era di globalizzazione. La vecchia sinistra resiste a questi cambiamenti. La destra non vuole affrontarli. Tocca a noi - dice Blair - gestirli per produrre solidarietà sociale e prosperità". L' obiettivo è in linea con lo slogan della "terza via". E forse serve a Blair anche per spezzare l' isolamento in cui il nuovo socialismo anglosassone rischia di trovarsi sull' intervento nel Golfo. Blair non chiude la porta a nessuno, nemmeno ai partiti socialisti europei più lontani da lui. L' invito è dunque rivolto anche ai socialisti francesi, ai socialdemocratici tedeschi, insieme agli olandesi, agli italiani, ai portoghesi. A sorpresa, Blair indica poi in Fernando Henrique Cardoso, presidente del Brasile, uno dei politici mondiali che sente più vicino: "Ho letto la sua introduzione a un libro di miei discorsi e sono rimasto sorpreso di quanto quest' uomo parli il nostro stesso linguaggio". Sono della partita anche i partiti dell' ex Est europeo che - dice Blair - "sono diventati meno fanatici del mercato". Blair indica cinque discriminanti per questo nuovo movimento: "Primo: una gestione prudente e stabile dell' economia, rispettosa della globalizzazione. Secondo: spostare l' intervento dello Stato verso settori come l' educazione, l' addestramento professionale, le infrastrutture, lasciando stare cose come l' intervento nell' industria o la politica di alta tassazione e di alta spesa pubblica. Terzo: dobbiamo essere noi i riformatori dello Stato sociale, altrimenti la Destra lo smantellerà. Quarto: reinventare il governo e la decentralizzazione, in modo che ciò che conta è ciò che funziona. Quinto: il centrosinistra deve essere internazionalista e opporsi all' isolazionismo della Destra". è la summa del pensiero di Blair: stato leggero ma attivo nella società, responsabilità fiscale, flessibilità nel mercato del lavoro, ricerca della giustizia sociale ma senza mettere intralci alla crescita economica, che porta prosperità. Le parole d' ordine sono praticamente identiche a quelle di Clinton negli Usa, anche se le situazioni sono molto diverse. La Gran Bretagna, nonostante 18 anni di potere conservatore, ha ancora un Welfare vastissimo e praticamente intatto. Toccare, seppure di poco, i contributi sociali alle ragazze madri, è costato a Blair una ribellione nel suo stesso partito, mentre Clinton quei contributi li ha radicalmente aboliti tra gli applausi della nazione. E se le differenze sono forti tra le due sponde dell' Atlantico, figurarsi all' interno dell' Europa, dove è cresciuta sotto l' ala protettiva dello Stato sociale una società del tutto diversa: in America lo Stato spende appena il 32% del prodotto interno lordo, in Inghilterra il 39% e in Germania il 47%. Quasi a cercare la fonte d' ispirazione, Blair, Clinton e mogli sono andati ieri in pellegrinaggio sulla tomba di Franklin Delano Roosevelt, facendosi riprendere davanti ad una delle sue frasi celebri: "L' unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la nostra stessa paura". - dal nostro inviato ANTONIO POLITO

Metamorfosi improvvisa?

Interessante riflessione di Assuntina Morresi:

Gianfranco Fini vuole diventare Presidente della Repubblica, e per questo si è messo a fare il “laico”, sperando di allargare la platea dei suoi sostenitori, anche a sinistra (ma poi a destra lo voteranno?).
Paola Binetti, sabato, gli ha scritto una lettera aperta, ricordando una lettera che Fini aveva scritto al Corriere della Sera dieci anni fa.

Di seguito potete leggere l’articolo e la lettera di Fini, un Fini vecchia maniera, potremmo dire versione 1.0. Molto interessante, da leggere tutta.

Sia chiaro: il problema non è cambiare idea. Ma se un personaggio pubblico la cambia così radicalmente in poco tempo, dovrebbe innanzitutto spiegare il percorso che ha seguito, far capire per quale motivo adesso dice l’opposto di quello che diceva pochi anni fa: insomma, non può far finta di niente, e di punto in bianco fare una giravolta di 180 gradi, senza spiegare niente, altrimenti è ovvio per tutti noi pensare che non crede a quel che dice, ma che fa solo quello che ritiene utile alla sua carriera personale (ammesso e non concesso che poi veramente gli convenga).


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venerdì 3 aprile 2009

Inconcepibilità di uno sciopero

Reuters riporta una notizia che ha dell'inconcepibile: si riferisce allo sciopero di domani e alla motivazione addotta da Franceschini per parteciparvi.ROMA, 3 aprile (Reuters) -
Smentendo le previsioni di diversi osservatori, il segretario del Pd Dario Franceschini ha annunciato oggi che domani parteciperà alla manifestazione nazionale della Cgil contro il governo, accusato di non fare abbastanza per affrontare la crisi economica. "Domani - ha detto oggi il leader democratico parlando ai giornalisti - ci sarò, andrò alla manifestazione"."Uso le parole di Gordon Brown: dove c'è un disoccupato, un povero, qualcuno che perde il lavoro, non può non esserci un progressista al suo fianco. Noi dobbiamo essere lì e io andrò alla manifestazione".La protesta di domani a Roma è organizzata dal solo sindacato di Guglielmo Epifani, in dissenso con Cisl e Uil, che a gennaio hanno firmato invece l'accordo col governo sul nuovo modello contrattuale.Oggi Raffaele Bonanni, numero uno della Cisl, ha definito quella della Cgil "una manifestazione elettorale. Tutta politica e per niente sindacale". (*)
A parte il fatto che non riesco a concepire fuoruscite di certi buontemponi, a riguardo di certe motivazioni che vengono addotte per proclamare certi scioperi, è altresì incomprensibile la ragione adottata da Franceschini per motivare la sua adesione a detto sciopero. Che affianchi pure i disoccupati, ma poi si metta in pista per crear loro un lavoro stabile e duraturo, e li metta nelle condizioni di vivere decorosamente. Si accorgerebbe, allora, come, passando dalle parole ai fatti, comincerebbero problemi e dolori di pancia assai seri: manifestare solidarietà e buonismo a parole, son capaci tutti, poi, però, ci vogliono fatti concreti. E lì casca l'asino!Fa bene Bonanni a smarcarsi dal gruppo dei perditempo.
(*) dal sito di Fineco Bank.

Dal Blog di Marshall
http://ecopolfinanza.blogspot.com/